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“Uno”

sono un “Uno”

mi sento molto solo essendo un “Uno”

ho un amico di fianco

dice che è uno “Zero”

dice di avere tutto con sé,

ma non lo so’, mi pare sempre deluso

un po’ come me,

ma credo che un po’ come a lui, mi manchi qualcosa.

Di fianco a me c’è un “Due”

si vede che è felice, riesce sempre a completarsi,

si scambia di continuo ciò che ha, da una parte all’altra

più in la non riesco a vedere,

ma “Zero” mi dice sempre che “Tre” è molto furbo, 

“Zero” dice che “Tre” ha sempre una variabile soluzione alla solitudine.

Allora per me e per “Zero”, ho deciso di sommarmi a chi ho di fianco

ho preso “Zero” e “Due” per mano

e abbiamo fatto un “Tre”.

Ora siamo due “Tre” di fianco

a metà tra un vuoto e un infinito,

l’altro “Tre” si è voltato

ed è flippato nel vederci commutati,

così siamo riusciti ad abbracciarci;

e per qualche estetico motivo

non siamo un “Sei” ma un “Otto” a detta di 8.

Non mi piace saltare la fila

allora a chi sta in mezzo ai nostri abbracci,

abbiamo insegnato a voltarsi

o al meno a sommarsi,

ora puntiamo come iperboli all’infinito

ma credo di aver abbracciato per un attimo

la dolce potenza dei numeri.

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